La nascita di un bambino è uno dei momenti più straordinari nella vita di una donna.

È un’esperienza carica di gioia e anche di timore, che ogni donna dovrebbe vivere nel modo più sereno e sicuro possibile.

Ciò che, rispetto al passato, ha però tolto al parto un po’ della sua spontaneità, è un certo livello di medicalizzazione, che gira intorno all’evento nascita.

Parliamo di tutte quelle tecniche mediche che hanno trasformato il parto da evento naturale a un processo gestito e controllato, da un punto di vista medico.

Si pensi all’episiotomia, ai farmaci utilizzati per l’induzione del travaglio, e alla rottura artificiale delle membrane, per fare qualche esempio.

Un altro segno evidente della medicalizzazione del parto è dato anche dal continuo ricorso al taglio cesareo, che sicuramente in molte situazioni è una pratica salvavita, ma quando, invece, diventa una scelta fatta per ragioni organizzative o anche per un’eccessiva precauzione, rischia di togliere al parto la sua dimensione naturale.

Un parto medicalizzato può sembrare la strada più sicura per gli operatori sanitari e, certamente, durante il travaglio e il parto, la sicurezza, di madre e bambino, è sempre una priorità.

Però, questa sicurezza deve sempre bilanciarsi con il rispetto dei desideri della madre, che ha bisogno di sentirsi vista, compresa, ascoltata e di sentirsi sempre parte attiva delle decisioni che riguardano il suo corpo e il suo bambino.

Il parto non è solo un evento medico, ma innanzitutto un’esperienza personale ed emotiva, e la medicalizzazione del parto non deve mai essere una scorciatoia, ma uno strumento da utilizzare con sapienza, quando realmente è necessario.

In mezzo a tanta medicalizzazione, a volte, basta un semplice gesto per restituire al parto la sua umanità: la presenza del padre.

La sua vicinanza, durante il travaglio e la nascita, non è solo un supporto fisico, ma un vero atto d’amore che riporta calore e intimità in un ambiente, talvolta freddo e distante.

Durante il parto, infatti, le luci intense e le attrezzature mediche, da un lato, e i volti concentrati dei sanitari, dall’altro, possono far sentire la madre sola, come se quel momento non le appartenesse più.

Ma, quando c’è una mano da stringere, quando c’è un respiro che si sincronizza con il suo, quando ci sono due occhi che proteggono, tutto può cambiare.

Aumenta la connessione.

Aumenta il calore umano, aumenta l’energia buona.

Quindi, lasciamo sempre entrare i papà in sala parto e concediamo loro la gioia di partecipare attivamente a quello che è l’evento più potente nella vita di una persona: la nascita di un figlio.